Hemingwrite: la macchina da scrivere del futuro

Dopo avervi parlato di FocusWriter e delle sue caratteristiche che aiutano uno scrittore a non distrarsi, oggi parliamo di hardware. Vi presento Hemingwrite, una macchina da scrivere fatta appositamente per chi ha fatto della scrittura un mestiere.

E’ da un po’ di tempo che se ne parla. Per ora è solo stato costruito un prototipo, ma a quanto pare ci sono ottime possibilità che questo oggetto verrà commercializzato entro fine anno. Ma facciamo un passo indietro e proviamo a capire che cos’è Hemingwrite. Si tratta di una macchina da scrivere meccanica, con uno schermo eInk (come quello del Kindle o del Kobo, per intenderci) e con la possibilità di salvare ciò che scriviamo in vari formati e su Google Docs. Qualcuno di voi dirà “si, ma oltre a scrivere che sa fare?”. La risposta è: niente. Come qualsiasi macchina da scrivere, la Hemingwrite sa solo comporre documenti. Nient’altro. Non è un computer, né un tablet. E’ solo un dispositivo che crea documenti di testo in formato elettronico. Il punto di forza di questo apparecchio è infatti la sua semplicità e la capacità di tenere lontane le distrazioni come le e-mail o Facebook e permetterci qundi di concentrarci completamente sulla scrittura.

Sicuramente è un gadget molto interessante per gli scrittori che non vogliono perdere la praticità e la compattezza di una macchina da scrivere ma che contemporaneamente desiderano mantenere i documenti in formato digitale (fra tutti, supporta anche il formato di Final Draft). Il fatto che sappia “solo” scrivere aiuta a concentrarsi sul proprio lavoro, senza distrazioni di alcun tipo.

Ma veniamo alle mie impressioni. Guardandola è senza dubbio attraente, ma oggettivamente mi sembra troppo piccola per le mie mani giganti e quello schermetto eInk piccolino non è proprio il massimo del comfort per gli occhi. Ve lo dice uno che ha scritto la tesi di Laurea con un netbook da 10 pollici e la sera tornava a casa con gli occhi che gli facevano male. Inoltre (e questo si evince dal video qui in basso) lo schermo si aggiorna troppo lentamente rispetto alla velocità media di battitura di una persona con un minimo di pratica in scrittura al computer, il che è abbastanza snervante. Non c’è niente di peggio che aspettare che il testo compaia sullo schermo mentre scriviamo. Lodevole invece la compatibilità con vari formati e con Google Docs. Con questi presupposti e con lo schermo eInk, la batteria promette di durare parecchio, con buona pace di chi viaggia tanto e scrive ovunque, come il sottoscritto.

In sintesi, l’idea sembra molto buona e ammirevole, ma va sicuramente migliorata, soprattutto per quanto riguarda la velocità di aggiornamento dello schermo. Gli schermi eInk, infatti, sono stati studiati per mostrare immagini poco variabili quali le pagine di un libro, non certo per correre dietro al raptus creativo di uno scrittore.

Sinceramente il mio parere in merito a questo strumento è neutro, anche se la tentazione di utilizzarlo almeno una volta è fortissima. Se un giorno verrà migliorato, sarà un piacere utilizzarlo. Fino ad allora, il mio PC e il mio tablet rimarranno gli indiscussi protagonisti della mia scrivania.


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