Tiziano Terzani – Un indovino mi disse

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Titolo: Un indovino mi disse

Autore: Tiziano Terzani

Editore: Tea

Link per l’acquisto: Amazon

Recensione

Avevo sentito parlare di questo libro di Terzani da un po’ di anni. Ne parla spesso nel suo ultimo lavoro, La fine è il mio inizio. Incuriosito, ho deciso di comprarlo.

In questo libro Tiziano Terzani, giornalista corrispondente estero per il settimanale tedesco Der Spiegel, nei primi anni ’90 ricorda una profezia di un indovino, che gli raccomandava di non prendere alcun aereo nel 1993, poiché altrimenti sarebbe morto. Dopo circa vent’anni da quella profezia, l’autore sfrutta questo oracolo come pretesto per viaggiare in Asia senza aerei, ma usando solo mezzi di terra e navi. Durante il viaggio, consulta gli indovini locali che incontra e chiede loro ulteriori oracoli.

Il libro è decisamente intriso del concetto di viaggio, inteso non come spostamento meccanico da un luogo all’altro, ma come esperienza dinamica e in movimento, sempre diversa e sempre nuova. Terzani ci mostra l’Asia sotto varie forme che, spostandosi in aereo, non sarebbe riuscito ad apprezzare. Ci parla della Thailandia, della Cambogia, della Mongolia, della Birmania. Ogni nazione ha la sua cultura e il suo modo di vivere la divinazione. C’è chi legge il futuro nelle pietre, chi nel fuoco e, in generale, quasi tutti partono dalla data e dall’ora di nascita. Qualcuno legge correttamente il suo passato, altri no.

Durante i suoi spostamenti, abbiamo modo di seguire l’autore in uno spaccato variegato e multiforme di culture diverse che purtroppo, si stanno progressivamente perdendo. Terzani non fa economia di disappunto quando parla della occidentalizzazione della Cina, della corsa spasmodica al profitto che uccide la tradizione e il passato e di come l’Asia che egli aveva vissuto negli anni ’70 stia lentamente sparendo a causa della globalizzazione.

Storia e geografia dell’Asia vengono quindi lette con gli occhi di un viaggiatore occidentale che non ha necessità di raggiungere alcuna destinazione, ma che vuole solo godere del proprio viaggio e carpire quanto più possibile dalle persone che incontra.

Per certi versi, invidio Terzani per il lavoro che ha fatto e che gli ha permesso di avere tutta questa libertà. Consiglio vivamente questo libro a chi voglia leggere il resoconto geopolitico, spirituale e umano di un viaggio vero, senza una meta ma solo con un bellissimo, tortuoso percorso.


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