Paid to write, ovvero scrivere per essere pagati (poco)

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un fenomeno abbastanza singolare nel panorama dei lavori legati alla scrittura. Sto parlando del paid to write, ovvero essere pagati per scrivere. Non parlo di giornalismo, né di ghostwriting, ma si tratta di una cosa completamente diversa. Ho scandagliato la Rete alla ricerca di informazioni sull’argomento ed ecco cosa ho scoperto.

Il paid to write si articola in due grandi categorie. La prima categoria è relativa ai blog e siti di informazione che permettono a chiunque di sottoporre un articolo o un post. Dopo un esame da parte della redazione, il post viene approvato e pubblicato e, da quel momento, l’autore comincia a guadagnare mediante la pubblicità esposta tramite gli annunci Adsense di Google. Per chi non lo sapesse, Adsense è un programma di affiliazione che consente a chi gestisce un sito web di guadagnare dei soldi mediante la pubblicazione di inserzioni pubblicitarie sul proprio sito. Quando un utente clicca su una di queste, il gestore del sito guadagna qualcosa (tipicamente poche decine di centesimi per click). Il paid to write ragiona secondo lo stesso meccanismo di pagamento; il blogger comunica il proprio id publisher Adsense al sito per il quale scrive e, per ogni click che riceve l’inserzione, sia il blogger che il gestore del sito guadagnano qualcosa. Questo tipo di utilizzo di Adsense prende il nome di revenue sharing. Un sito che adotta questo meccanismo è Italian Bloggers, che dà all’autore il 100% delle entrate derivanti dai click sulle inserzioni. Altri siti invece remunerano a percentuali più basse (come per esempio paid2write.org, che remunera all’autore l’80% delle entrate da Adsense).

Questo meccanismo di paid to write è abbastanza interessante. Permette infatti di sfruttare la visibilità di un sito per monetizzare i propri contenuti. Inoltre, Adsense è una piattaforma abbastanza famosa e leader nel settore delle inserzioni on-line, quindi ci si può fidare. Infine, non è il gestore del sito a pagare l’autore, bensì Google. Ciò rende decisamente più semplice il lavoro a chi amministra il sito.

Il secondo tipo di paid to write prende in realtà il nome di content marketplace. Si tratta di siti dove editori (o, più in generale, clienti che hanno bisogno di un professionista della scrittura) e autori vengono messi in contatto per lo sviluppo di un progetto. Si può andare dallo slogan pubblicitario a interi articoli da pubblicare su siti aziendali. Il costo è legato a quanto il committente vuole spendere e quanto l’autore richiede. Se si trova un accordo, l’autore ha un tempo ben preciso per consegnare il lavoro, al termine del quale, se il committente è soddisfatto, verrà pagato. Siti che offrono servizi del genere sono Scribox e Melascrivi.

Tutto chiaro, quindi. Io scrivo, tu paghi, un po’ come avviene con il copywriting. In realtà non è tutto rosa e fiori. Studiando bene, si scopre che questo tipo di paid to write è abbastanza umiliante. Esistono testimonianze di persone che hanno scritto in questa modalità e che sono state pagate una miseria (pochi euro) per ore e ore di lavoro. Inoltre, sembra che autori già conosciuti vengano preferiti rispetto ad autori nuovi. Infine, spesso gli autori richiedono un prezzo bassissimo, così da farsi notare dal committente e superare la concorrenza. Insomma, non mi sembra un bel modo di sfruttare la propria professionalità.

Tra i due tipi di paid to write, escluderei completamente il content marketplace, mentre il paid to write tramite Adsense mi sembra abbastanza interessante. Sono molto curioso di sapere quanto si potrebbe guadagnare in questo modo. In più, essendo il post sempre visibile, esso rimane fruttuoso con il passare del tempo.

Non credo che si riesca a fare del paid to write un vero e proprio mestiere, ma l’idea alla base mi incuriosisce tantissimo. Penso proprio che lo proverò, anche se per un periodo di tempo limitato. Vediamo che succede. Vi farò sapere presto!


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